Con l’arrivo della primavera, i prati si trasformano in un tripudio di colori e profumi, e offrono una straordinaria varietà di erbe spontanee. Davide Zambelli, autore di Un po’ più su ci accompagna in un viaggio tra le piante commestibili più diffuse nei prati e nei pascoli montani, dal tarassaco allo spinacio selvatico, fino all’ortica, per riscoprirne le proprietà benefiche e gli utilizzi in cucina.
Il primo spettacolo dei bucaneve è un indizio che ci dice che la primavera è alle porte e lo si verifica quando ancora nei prati ci sono piccoli cumuli di neve calpestati e disposti in vari punti.
Mancano ancora alcune settimane, ma è una piccola spinta che ci segnala di iniziare a fare i preparativi per la bella stagione.
Poi, con i primi fili d’erba che spuntano assieme alle gemme dei larici, significa che quel momento dell’anno è arrivato e, dopo tanto tempo, si viene accarezzati sul viso dal leggero calore del sole.
Soprattutto nell’arco alpino le precipitazioni primaverili sono superiori alla media e il paesaggio brullo della fine dell’inverno si trasforma rapidamente in una spettacolare tavolozza di verdi e una miriade di colori di fiori selvatici.
Ogni giorno porta con sé novità da ammirare.
I fiori spuntano dal terreno, i bianchi lasciano il posto ai gialli e ovunque il verde si allarga verso l’alto e verso l’esterno. Nuovi germogli spuntano dal terreno, le foglie crescono dai rami e i boccioli si aprono per annunciare la rinascita della natura. Di conseguenza, gli impollinatori si attivano e sembrano instancabili ai nostri occhi.
Ma soprattutto ci sono le erbe selvatiche, veri tesori di biodiversità e di bontà.
Il concetto che tutti dovrebbero adottare quando si ritrovano in mezzo alla natura è farsi un po’ di spesa, accaparrandosi tutte le erbe e piante commestibili che la natura può offrire. Le primizie hanno mantenuto nel tempo il loro sapore autentico con tutte le proprietà. Sarebbe un peccato trascurarle e preferire le insalate in busta se si avesse la possibilità di raccoglierle.
Con questo articolo voglio quindi farvi un pratico elenco delle piante e delle erbe che in assoluto preferisco, così quando vi troverete in montagna o comunque in un prato lontano da fonti di inquinamento saprete cosa cogliere. Vedrete: sarà bellissimo.
TARASSACO
Tra le erbe più comuni in Italia, lo avrete sicuramente visto nei parchi ma anche sugli argini delle strade, infatti, è considerato addirittura una pianta infestante.
Tra i diversi nomi popolari con i quali viene chiamato il tarassaco, ricordiamo: “dente di leone”, “stella gialla” e “capo di frate”.
Si riconosce facilmente per i suoi capolini floreali di colore giallo intenso, che si chiudono al calar del sole e si riaprono al ritorno della luce (il tarassaco è conosciuto anche come girasole dei prati).
Contiene fibre, molta acqua e zuccheri, oltre ai carotenoidi, pigmenti vegetali dal forte potere antiossidante. Questa pianta è anche ricca di vitamine A, C e del gruppo B ed è interamente commestibile.
Il tarassaco supporta il microbiota intestinale grazie al suo contenuto di inulina e fruttoligosaccaridi che hanno indiscusse proprietà prebiotiche. L’inulina è anche in grado di facilitare le funzioni intestinali, regolando il transito e dunque conferendo alla pianta di cui è parte una discreta capacità lassativa.
La mia ricetta preferita per cucinarlo è l’insalata di tarassaco (che si trova a pag. 121 del libro).
SPINACIO SELVATICO
Noto anche come “Buon Enrico”, è una pianta erbacea perenne che cresce spontaneamente nei pascoli di alta montagna e nei prati erbosi, raggiungendo un’altezza di circa 30 centimetri.
Cresce a un’altitudine compresa tra i 500 e i 2100 metri, preferendo prati e pascoli montani, malghe, terreni incolti concimati e, in generale, suoli ricchi di nutrienti.
Si riconosce facilmente per le sue foglie, di forma generalmente triangolare, che presentano una superficie farinosa e ruvida al tatto.
Ricco di ferro, polifenoli, calcio, vitamina C e K. Le foglie sono emollienti, lassative e rimineralizzanti, rendendole perfette per chi soffre di anemia grazie all’alto contenuto di ferro e clorofilla.
Quando lo raccoglierete, vi consiglio di preparare gli Schlutzkrapfen, dei ravioli in pasta di segale che sono una delizia (trovate la ricetta a pag. 122 del libro).
ORTICA
Oserei dire che è impossibile non averla mai incontrata.
Apparentemente aggressiva per il potere orticante, in realtà nasconde preziosi benefici per il nostro organismo. Le foglie di ortica sono utili a scopo diuretico e a scopo antinfiammatorio, risultando preziose per le sindromi dolorose dei tessuti periarticolari, muscolotendinei ed osteoarticolari.
È un ottimo remineralizzante ricco di calcio, acido folico e potassio.
Pensate che è la maggiore fonte di clorofilla in natura.
Io la amo nelle frittate, nei risotti e, se volete stupire i vostri amici, provatela fritta in pastella (come la ricetta a pag. 117 del libro).
A cura di Davide Zambelli
Un po’ più su. La mia cucina di montagna (per tutte le stagioni) di Davide Zambelli
«Questo è il libro dove la cucina, la montagna, le tradizioni e la contemporaneità si vogliono incontrare. Sto da sempre in una minuscola località di montagna a 1.500 m di altitudine, dove la natura ti abbraccia, il bosco ti viene quasi addosso. Mi piace provare quella…
Davide Zambelli
Davide Zambelli è un giovane food creator trentino, vincitore dell’edizione 2016-2017 de La prova del cuoco, appassionato di cucina e di intrattenimento. Il suo motto è sempre stato “Non ho …